Appesa allo stemma di Federico Torregiani è presente la croce di commenda dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme; attualmente è Grande Ufficiale dell'Ordine.

L'azzurro, tipico smalto mariano, rappresentante la Giustizia fra le virtù, è stato scelto per vari motivi. Prima di tutto per seguire la tradizione, poichè la maggior parte degli stemmi innalzati dalle varie famiglie di Torregiani (varianti comprese: Torrigiani, Torreggiani, Torresani, Toresani, ecc.), nobili o meno, hanno lo scudo di questo colore; in secondo luogo per la devozione della famiglia alla Santa Madre di Dio, il cui manto è tradizionalmente di colore azzurro. Inoltre questo smalto, oltre a ricordare il mare attraversato dai crociati per raggiungere la Terra Santa, simboleggia altresì l’ascesa dell’anima verso Dio, quindi il cammino delle virtù che si innalzano sulle cose di questa terra verso l’incorruttibilità della volta celeste. L’azzurro dello stemma dei Torregiani è il tipico blu Savoia, e cioè un azzurro molto intenso (di saturazione compresa fra il blu pavone ed il pervinca, ma più chiaro del blu pavone), smalto che fin dal XIV secolo ha rappresento il colore del loro casato (pare infetti che l’origine del colore sembra risalga al 20 giugno 1366, quando Amedeo VI di Savoia, partendo per una crociata voluta da papa Urbano V, volle che sulla sua nave ammiraglia, un galera veneziana, sventolasse accanto allo stendardo rosso crociato di bianco, simbolo sabaudo, anche uno scialle azzurro). 

Un tempo la torre caricata in uno scudo simboleggiava, per lo meno nel nostro Paese, nobiltà antica e generosa; infatti solo le famiglie potenti ed illustri potevano costruire delle torri, come per esempio fecero i Torrigiani a Firenze. Essa costituisce simbolo di dominio feudale, di forza e di costanza; ma spesso era anche assunta nello stemma da colui che aveva scavalcato per primo le mura di una fortezza sotto assedio. Si tratta di un simbolo frequente nell'araldica italiana, mentre in quella inglese è raro trovare una torre caricata in uno scudo, dove appare per lo più in stemmi di guardiani o conestabili di tali fortilizi. Nel corso dei secoli la torre ha però smesso, in molte insegne, di avere questo valore; ed anche nel caso specifico la sua presenza nello stemma della famiglia dei Torregiani di Montecalvo porta a definire tale insegna con l'appellativo di "parlante"; con tale termine si intendono infatti quei simboli, caricati negli scudi, che contengono figure che, per il loro nome o la loro immagine, richiamano più o meno direttamente il nome o la funzione del proprietario di tali blasoni.

La torre è d'argento poichè l'argento simboleggia la Speranza tra le virtù teologali; ed infatti il motto scelto dalla famiglia è: “In te Domine speravi”. Essa è inoltre merlata "alla guelfa" per indicare che i merli, in numero di tre, sono piani; quelli "alla ghibellina" sono invece a coda di rondine. La merlatura alla guelfa è stata scelta in questo caso per indicare la fedeltà della famiglia al Santo Padre ed alla religione cattolica.

La stella di sei raggi, secondo il Ginanni figura tra le più diffuse nell'araldica italiana e tedesca, in Lombardia ed in Toscana era un tempo contrassegno dei Guelfi; il fatto di rappresentare tre stelle, due ai lati della torre ed una in punta, è semplicemente una variante introdotta in arma per distinguerla da quella di altre linee cognominali assai più antiche e famose, le quali hanno la terza stella in capo. Anche qui la scelta di rappresentare le stelle sullo scudo segue soprattutto la tradizione, che in numero di tre le vede presenti sugli stemmi delle famiglie che portano questo cognome; in particolar modo sullo scudo dei Torrigiani di Firenze, da cui è probabile che anche questa famiglia derivi dopo la fuga di molti rami cadetti attraverso gli Appennini verso l'Emilia e la Lombardia, fuga avvenuta tra il XIV ed il XV secolo in seguito alle guerre tra Guelfi e Ghibellini. La presenza della stella negli scudi è solitamente il modo migliore per rappresentare la mente rivolta a Dio; in questo caso si è deciso di usare l'oro, il più nobile dei metalli blasonici. Esso appare in grado di rappresentare meglio la prima fra le virtù teologali, e cioè la Fede; inoltre la stella d'oro è il simbolo della Vergine Maria, la stella del mattino delle litanie lauretane. D'altronde, con l'invocazione "Ave, maris stella", l'inno della Chiesa esalta la Madre di Dio, che sta al fianco dell'uomo e gli indica la via.